Questa volta oltre a raccontare voglio parlare anche di me, anzi, prima parlerò di me e poi racconterò qualcosa che si abbina al mio essere.

Qualche giorno fa su X ho scritto che «sono senza principi morali», una transessuale immorale, che fa la escort in un night club, non per comprare l’Iphone ma per poter studiare, una transessuale che non disdegna la parte di Era (ma anche Persefone) perché il suo motto preferito è quello delle concubine, cioè «se ti va fallo».

Nel sesso non ho principi morali, nella vita si. È vero, a volte le due cose si intrecciano, ma io cerco sempre di tenerli separati. Nella vita sono sincera, sempre sincera. Al limite una cosa non la dico, ma non mento. Faccio la stessa cosa nel sesso. Adoro il sesso, adoro fare la escort, per l’adrenalina che ti da (come ho spiegato qui) e perché posso essere me stessa. Certo, succede che ti capita di dover andare con uomini non propriamente belli, né giovani, né delicati, ma io godo sempre, più volte e più volte perché quella adrenalina mischiata al piacere di fare sesso per me sono una bomba atomica, a prescindere dal partner. Questo non vuol dire però che accetto tutti. Per esempio non accetto chi mi vuol pagare fuori dal night club. Succede che su X ti arrivino proposte del genere. È il modo migliore per farsi una nemica. Il fatto che mi venda in un nights club non implica che sia disposta a vendermi anche fuori. Quindi evitate di farmi sapere quanto siete «generosi». Non accetto nemmeno chi mi da per scontata solo perché pubblico cose porno su X o perché faccio la escort.

Perché nel sesso non ho principi morali? Perché credo che qualsiasi cosa che dia piacere senza far male a nessuno, né fisicamente né in altro modo, sia benedetta dal cielo. Se poi il piacere è reciproco allora è benedetta due volte, specie in un periodo così brutto per l’umanità. I pregiudizi e i principi morali sono solo deleteri, insinuano cattiveria dove ci sono solo cose belle. Il calore umano, che sia espresso con un orgasmo, con un bacio, una penetrazione, una stretta di mano o anche una parola gentile, è una cosa così rara che andrebbe accettato da tutti. Mi direte che sono banale, che queste cose le pensano tutti. Bene, allora perché siamo così nella merda? Perché siamo così cattivi?

Ieri al pranzo di Natale tra i vari parenti ho rivisto un cugino che non vedevo da molti anni. All’epoca io avevo 16 anni e lui ne aveva 22. Come ogni anno noi di Rimini il mese di agosto si andava in montagna nella piccola casetta di mia madre. Tre settimane di noia totale per una come me che faceva già le sei di mattina in discoteca. Poi in agosto era davvero una condanna. Piero (nome di fantasia) era un tipo a dire il vero un po’ imbranato. Bruttino di viso ma con un fisico perfetto, sembrava sempre assente, con la testa altrove. Studiava fisica ed era sempre sui libri tanto che gli altri miei cugini lo sfottevano un po’. Anche lui in vacanza semi-forzata. Ci scambiavamo poche parole. Solo in una occasione mi era parso più intraprendente, quando mi fece parecchie domande su quello che facevo, cosa volevo studiare e via dicendo.

Io ero già visibilmente effeminata, non avevo ancora i capelli lunghissimi ma mi facevo una piccola coda. Avevo già avuto le mie prime esperienze e in quella noia totale persino Piero mi sembrava sexy. Così cominciai a flirtare con lui. Frasi maliziose, pose “invitanti”, allusioni, vestiti sempre più audaci. All’inizio non avevo “secondi fini” se non quelli di passare un po’ di tempo. Una cattiveria perché ero convinta che non avrebbe portato a nulla. Ma più andavo avanti e più mi rendevo conto che invece Piero cominciava a fare sul serio. Il suo testosterone di 22enne cominciava a sentire il richiamo dei miei ormoni femminili (i feromoni sono una leggenda). Mano cadente, abbracci, quelle che prima erano leggere strisciate sulle gambe erano diventate soste sempre più lunghe e sempre più intraprendenti. La cosa mi eccitava, poi la storia di essere incestuosa mi eccitava più ancora, ma il tempo stringeva, la data della partenza si avvicinava e lui era troppo lento nei progressi.

Il giorno dopo i nostri genitori sarebbero andati a fare un percorso a piedi che li avrebbe tenuti fuori tutto il giorno. L’ultimo percorso a piedi prima di ripartire. Decisi di agire.

La casa di Piero era a 50 metri dalla mia. I nostri genitori erano partiti alle sette e sapevo per certo che Piero non si sarebbe alzato prima delle nove. Da quelle parti ai parenti di cui ci si fida si dice dove si nascondono le chiavi di emergenza e io sapevo dove erano quelle della casa di Piero. Indossai un paio di pantaloncini senza niente sotto, una maglietta e andai di corsa a casa di Piero. Le chiavi erano proprio dove dovevano essere. Entrai senza fare un rumore. Ero già stata in casa di mia zia quindi sapevo dov’era la camera di Piero. La porta era semi-socchiusa. La spinsi molto lentamente ma fece un cigolio. Misi dentro la testa e vidi Piero che apparentemente dormiva girato da un lato. Mi dava le spalle. «Abbiamo dei ladri in casa» disse Piero all’improvviso. «Sembrerebbe» risposi io con la voce tremante per l’emozione. Entro in camera mentre Piero si gira e mette in mostra una fantastica erezione sotto gli slip ma con la cappella di fuori. Rimango impietrita da quella vista. Un gran bel cazzo, una gran bella cappella e la testa mi va subito a ragionare sul fatto che non avessi nemmeno il lubrificante.

Senza dire una parola Piero si sfila completamente gli slip e rimane nudo sul letto, le gambe un po’ allargate come a far vedere per bene il suo “arnese” e le sue palle che a me sembrano grosse. «Volevi questo no?» mi chiede. Io mi avvicino al letto e allungo la mano sul suo pene durissimo e nerboruto. Accenno a masturbarlo ma lui mi ferma. «Spogliati» mi dice. Mi tolgo velocemente pantaloncini e maglietta. Piero nota subito che sotto i pantaloncini non avevo niente. «Vedo che avevi le idee chiare. Che troia» mi dice declinandomi al femminile, cosa che non aveva mai fatto prima.

Mi prende un braccio e mi tira a se. L’aria di agosto è caldissima ma io tremo come una foglia. Mi fa distendere accanto a lui. Il letto è di quelli da una piazza e mezzo ma ci stiamo. Allungo la mano per prendergli il pene ma lui mi ferma di nuovo. «Non ancora» mi dice mentre inizia a toccarmi. Mi tocca le palle, poi mi masturba un po’. Le nostre bocche sono vicinissime ma non ci baciamo come se fosse qualcosa di estremo. D’impeto mi allarga le gambe e prova a infilarmi un dito. Entra appena la prima nocca. Lo estrae e ci sputa copiosamente poi me lo infila di nuovo. Sembra quasi un esperto. Mi fa posto sul letto, io mi metto meglio e allargo le gambe più che posso. Lui si inginocchia di fianco a me e prima mi infila un dito, poi con calma ne infila due. Io sto per venire e mi tocco mentre Piero mi fruga dentro con le due dita, li spinge sempre più in alto. Un magnifico ditalino. Capisce dai miei gemiti che sto per avere un orgasmo e aumenta la velocità del ditalino. Mi masturbo e vengo copiosamente sulla mia pancia. «Bellissimo» dice Piero mentre si ferma con le dita. Le estrae e mi viene sopra. Mi allarga le gambe e punta il suo uccello sul mio buco. Trova quasi subito la strada, mi alza ancora un po’ le gambe e lo mette dentro. Non lo fa con grazia e mi strappa un grido. Ma è troppo eccitato per stare a sentire i miei lamenti. Tre pompate ed è tutto dentro. Mi scopa con impeto. Non è violento ma impetuoso. Quando lo spinge fino in fondo mi tocca qualcosa che mi da un forte piacere. Mi accorgo che sto gemendo come una cagnolina. Piero ha una incredibile resistenza e ci mette un po’ a venire, ma quando ha l’orgasmo mi riempie letteralmente di sperma calda. La sento con chiarezza. Ad ogni suo gemito uno schizzo, ogni schizzo una dose di sperma dentro di me. Spinge forte mentre viene. Poi due spinte profonde e si accascia sopra di me. Lo bacio sul collo come per dirgli «grazie» ma non sulla bocca. Lo tira fuori e si mette di fianco a me mentre sento il suo sperma colarmi fuori. Gli chiedo se ha un fazzolettino per asciugarmi, me lo porge e mi asciugo.

Quelli sono forse i momenti più imbarazzanti perché persa la foga del primo momento non sai mai cosa dire. Allungo la mano e lo tocco. Il suo cazzo è bagnato di sperma ed è ancora mezzo duro. «Prendilo in bocca» mi dice. Mi abbasso e glielo prendo in bocca. È bagnato di sperma e lo sento subito indurirsi di nuovo. Gli succhio la cappella mentre lui mostra di gradire con sonori gemiti di piacere. «Grande pompino» dice. Lascia che continui per un bel po’, poi mi dice di mettermi alla pecorina. Mi viene dietro, mi prende per i fianchi e mi tira a se. Io mi allargo più che posso. Sento il suo cazzo entrare senza problemi. C’è ancora il suo sperma a lubrificare. Spinge subito con forza, con molta forza. Mi tiene per i fianchi e spinge fortissimo, come se lo facesse con rabbia. Ma mi piace, sento un altro orgasmo arrivare. Credo che lui se ne accorga, si ferma un attimo, allunga la mano, prende il mio pene e da dietro mi masturba. Super eccitante. Vengo quasi subito mentre lui riprende la monta. Non cambierà posizione e mi scoperà alla pecorina per lungo tempo. «Voglio venirti in bocca, voglio che mi faccia un pompino» dice a un certo punto tirandolo fuori. Io non chiedo altro. Mi giro e glielo prendo in bocca. Ci metto tutto l’impegno possibile anche se con il senno di poi non ero ancora molto esperta. Lui però apprezza. Sento il suo pene irrigidirsi e poi il primo copioso schizzo di sperma mi arriva direttamente in gola. Non ne mollo una goccia. Succhio e ingoio, succhio e ingoio. «Che cuginetta troia che ho» mi disse mentre raccoglievo con la lingua l’ultima goccia del suo sperma.

Mi scopò una terza volta prima di mandarmi via senza troppi fronzoli da casa sua. Ci rimasi veramente male. Se dovessi fare un titolo dire «Incestuosa, troia, scopata duramente e buttata fuori di casa come una puttana qualsiasi».

E ora che una puttana lo sono veramente, rivedo Piero, con qualche chiletto di troppo, una moglie più che grassottella e un figlio, cercare di fare lo spiritoso con allusioni non proprio incomprensibili agli altri.

Questo Natale ho scoperto che i miei cugini sanno (chi più, chi meno) cosa faccio per pagarmi gli studi, ma ho anche scoperto la loro discrezione sull’argomento. Non perché si vergognino, sono convinta (e ne ho le prove) che verrebbero a letto con me senza pensarci un attimo, ma perché rispettano le mie scelte, di cui per altro non me ne vergogno minimamente.

Tornando quindi al succo del discorso: se si parla di sesso sono senza principi morali, spudoratamente incestuosa, escort per bisogno ma anche per piacere, convinta che dare e ricevere piacere senza nessuna costrizione sia una delle cose più belle in un mondo che sta andando velocemente in rovina.

Ma fuori dal sesso i principi morali li ho eccome. Il fatto che faccia la escort non significa che puoi dire quello che vuoi. Io rispetto tutti ma allo stesso tempo pretendo rispetto. Non puoi trattarmi da puttana fuori dal contesto dove una puttana lo sono veramente. Non puoi prenderti certe licenze.

Mi piace incontrare gente, ma non porto nessuno a casa mia, non vado in Hotel, B&B o ovunque serva un documento per andarci, non perché ho i documenti falsi ma perché il nome sul documento non rispecchia quello che sono e gli sguardi degli addetti mi danno fastidio. Se puoi ospitare vengo io. Non sopporto le improvvisate del tipo «sono qui, ci vediamo anche solo per un caffè?». Non sono esigente. Se mi piaci vengo anche in una cabina di un camion (l’ho fatto). Ma sono sempre io che mi muovo.

Voglio ringraziare Simo per la fiducia concessami nel darmi le chiavi di questo blog. Lo terrò come un gioiello in attesa del suo ritorno.

francy.gulini(chiocciola)gmail.com 

Su X: https://x.com/Francy9599791

Francy

Categorized in:

Racconti erotici,

Last Update: 27 Dicembre 2025