Racconto scritto da Francy – La prostituzione, quando fatta in modo consenziente e cosciente, è una delle più potenti macchine di produzione di adrenalina. E l’adrenalina è una droga potentissima.

Cercherò di farmi capire meglio portando l’esempio del “car sex”. Cosa è il car sex? In molti lo considerano un sistema da scambisti. Si va nei luoghi prestabiliti (qui una mappa per tutta l’Italia) e le coppie si scambiano i partner. Si scopa in macchina salvo accordi diversi. Ma esiste anche un car sex per singoli. Le mappe sono sovrapponibili a quelle per gli scambisti con alcune eccezioni per il car sex gay che generalmente ha propri luoghi non sempre vicini a quelli degli scambisti.

Perché prendo l’esempio del car sex? Perché, almeno nella versione per gay, nella quasi totalità dei casi non sai chi ti capita. È il partner attivo che sceglie il passivo e il passivo accetta chiunque gli capiti anche per un “non detto” che ti obbliga a farlo se vuoi frequentare quei luoghi. In sostanza, non sai mai chi aprirà la portiera della macchina ed entrerà dentro per “guardarti” ed eventualmente, se gli piaci, scoparti. Se fai car sex accetti questa equazione e posso garantire che l’adrenalina scorre a fiumi.

Avevo 18 anni quando feci il mio primo car sex. Neopatentata, un amico che frequentava il luogo mi indicò un posto dove la sera si faceva car sex in modo abbastanza sicuro. Mi disse che molte volte ti chiedevano di salire sulla loro macchina o di seguirli con la tua in un luogo appartato a poca distanza. Lui, bisex passivo, ci andava ogni tanto. Mi disse di vestirmi comoda e di stare tranquilla che avrei “ sbancato” perché il passivo medio di quel luogo era un uomo bisex tra i 30 e 40 anni, non glabro (senza peli) come me e non certo sexy, mentre l’attivo medio era extracomunitario, più che altro marocchino, che in mancanza d’altro scopava quello che trovava. Mi disse anche di portarmi i preservativi perché non sempre li avevano e di lubrificarmi in modo preventivo perché poi non andavano tanto per il sottile.

Non vi dico l’adrenalina che avevo in corpo quella sera. Presi la Dacia Sandero che usava mio padre con un adesivo di un noto partito politico sullo sportellone dietro. Avevo ancora i capelli abbastanza corti e mi ero messa un paio di pantaloncini corti di colore rosa e una maglietta bianca molto lunga che mi faceva quasi da gonna. Scarpette bianche sena calzini. Niente mutandine. Più comoda di così…

Mi ci volle un po’ per trovare il luogo ma alla fine arrivai in quello che capii subito essere il posto giusto. Era già molto buio. Con i fari ho potuto vedere sette macchine, in due ho visto con chiarezza due uomini occidentali, nelle altre sembrava non esserci nessuno. Parcheggio in fondo alla fila e spengo la macchina con il cuore che va a mille e così tanta adrenalina da avere i brividi. Passa si e no un minuto che la portiera lato passeggero di apre. La lampada di cortesia si accende e vedo un uomo di colore che mette la testa dentro e mi squadra. «Wow» dice «Sicuro che sei nel posto giusto?» mi dice. Balbetto un si. «Passivo?» mi chiede, ribalbetto un si. Sale in macchina. Il mio cuore sta per scoppiare. «Metti in moto» mi dice. «Dove andiamo?» chiedo io sospettosa, «in un posto tranquillo qui vicino» mi risponde lui nel suo italiano stentato. È nerissimo, il viso che sembra quello di un pugile, molto brutto ma ha un fisico che per quel poco che ho potuto vedere è asciutto e muscoloso. Non sembra un tipo raccomandabile, ma metto in moto e parto. «Dove vado» chiedo. Mi indica la strada. Facciamo circa 200 metri e poi ci infiliamo in una stradina che sembra quasi un tunnel nella vegetazione alta. «Fermati qua» mi dice dopo pochi metri. «Andiamo dietro?» mi chiede. Annuisco. Non mi viene nemmeno il fiato tanto sono agitata. Io passo da dentro mentre lui esce dall’auto e rientra dietro.

Rientra che io non avevo ancora finito l’operazione di trasferimento, ero rimasta un po’ incastrata a metà. Mi prende sotto le ascelle e mi tira dietro. «Bella fica» mi dice mentre mi tocca pesantemente il culo. «Ti scopo davanti o ti scopo dietro» mi chiede. Non capisco cosa voglia dire, temo faccia confusione. Mi siedo per bene e mi sfilo i pantaloncini facendogli vedere che ho il pene. Non sarà grosso ma è un pene. «OK ti scopo davanti» mi dice mentre si sfila pantaloni e mutande. Manda avanti il sedile guidatore e quello passeggero come se lo avesse sempre fatto. «Hai un preservativo?» mi chiede. Gli dico che sono nel cruscotto. Si allunga, apre il cruscotto e li trova subito. Ne prede uno e se lo infila. Poi viene tra le mie gambe. «Scopare davanti è più bello, posso baciarti, non hai la barba» mi dice mentre con decisione mi allarga le gambe, mi prende per il bacino e mi porta verso di lui. “Scopare davanti” uguale a “missionaria”. Ora capisco. Mi allarga le gambe, sputa sulle dita (non proprio in maniera “simpatica”) e prime ne infila uno, poi due. Ha chiaramente le dita grandi. Con l’altra mano mi tocca, mi masturba. Sono eccitatissima, quando mi toccano non capisco più niente. Ho due dita dentro e lui che mi masturba. Ho un orgasmo seduta stante. Lui sembra eccitarsi molto per quell’orgasmo

Mi alza le gambe e le poggia sulle sue spalle, sembra sapere cosa fare, di sicuro più di me che sono in totale sua balia. Cerca di infilarmi il pene, ma non trova subito il punto giusto. Allungo la mano e lo prendo in mano. Mamma mia che uccello. Cerco di puntarlo mentre lui spinge a prescindere. Quando è nel punto giusto con la sua spinta entra la cappella, una seconda spinta forte ed è dentro. Non mi ha fatto male. «Bella fica» dice mentre comincia a pomparmi tenendomi sempre le gambe sopra le spalle. Poche pompate e dai suoi mugugni capisco che sta venendo. Mi abbassa le gambe, si abbassa su di me e mi bacia sulle labbra. Io istintivamente apro la bocca e la sua grossa lingua entra subito di prepotenza. Un lungo bacio mentre sento che il suo pene non si ammoscia. «Ti scopo dietro» mi dice. Una lunga scopata alla pecorina, un nuovo orgasmo per me e per lui.

Ci puliamo con gli scottex e torniamo al parcheggio. Quella sera andai con altri due uomini, un italiano e uno straniero credo marocchino ed ogni volta sentivo montare l’adrenalina a mille.

La seconda volta che tornai lì ero più agitata e iper-eccitata della prima. Mi ero vestita come l’altra volta ma quando arrivai sul posto mi tolsi subito i pantaloncini. Il primo uomo, quasi subito, era un italiano sui 50. Mi chiese di salire sulla sua macchina, un grosso SUV, e mi portò in una stradina poco lontano. Mi scopò alla missionaria sul sedile anteriore. Una cosa velocissima che comunque mi provocò un orgasmo.

Tornammo al parcheggio ed ebbi giusto il tempo di pulirmi il ventre sporco del mio sperma, che lo sportello si aprì di nuovo. Il cuore mi si fermò quando vidi chi era l’uomo che stava entrando nella mia macchina, Valerio, il nostro vicino di casa odiatissimo da mio padre, sentimento per altro ricambiato anche dal resto della famiglia.

«Ho riconosciuto subito la macchina di tuo padre» disse appena entrato «ed ho immaginato che potessi essere tu». Mi ero completamente bloccata. «Mi piace il tuo abbigliamento» disse mentre girandosi verso di me mi metteva la mano sulla coscia. «Io non ci vengo con te» gli dissi. «Non funziona così» mi rispose. «Noi adesso andiamo in un posto isolato e io te lo metto nel culo come meglio gradisco. È tanto che lo sogno guardandoti» mi dice con durezza mentre la sua mano è salita fino a toccarmi delicatamente il pene.

Valerio è uno di quegli uomini che incutono timore. Ha quasi 50 anni ed è molto muscoloso (non da palestra) voce profonda. Quando litiga con mio padre si ha sempre l’impressione che lo possa attaccare fisicamente. E succede molto spesso che litighino. In fondo mi sta dando più adrenalina di un incontro con uno sconosciuto. Non so perché ma ho veramente il cuore in gola. Mi sa toccare e lui lo capisce. «Ti stai eccitando puttanella» mi dice mentre il mio pene diventa duro. «Dai parti che ci andiamo a divertire. Ti dico io dove andare».

Facciamo un paio di Km e mi indica una stradina sulla sinistra. La imbocco e ci ritroviamo in una piccola radura. «Tieni la luce interna accesa che ti voglio guardare» mi dice. Poi abbassa il sedile e si slaccia i pantaloni. «Dai prendilo in bocca» mi dice tirandolo fuori. «Ma qui davanti è scomodo, andiamo dietro» gli dico. «Prendilo in bocca» mi dice quasi urlando. Mi abbasso su di lui e lo prendo in bocca. È molto umido da precum. Non è ancora durissimo ma lo diventa velocemente. Gli stimolo la cappella con la lingua e alterno il tutto ad affondi fino in gola. «Sei bravissima» mi dice Valerio tenendomi una mano sulla testa. Quando affondo me la tiene calzata fino quasi ad affogarmi. «Lo sapevo che eri una troietta bocchinara» mi dice mentre comincia a mimare un coito in bocca. Capisco che sta per avere un orgasmo. Lo masturbo tenendo bene in bocca la cappella. «Brava, brava, così, continua così che ti sborro in bocca» mi dice un attimo prima di riempirmi la bocca di sperma calda e densa. Emette grugniti raggelanti ad ogni schizzo che accompagna con una pompata nella mia bocca. Dice un bestemmia e poi «cazzo che pompino». Non la bevo, la sputo tutta sul suo pene anche se non è tantissima. «Veramente un gran pompino, adesso andiamo dietro che ti inculo come si deve».

Mi sodomizzò a lungo sul sedile posteriore, prima alla pecorina poi alla missionaria accompagnando il tutto con epiteti non proprio gentili ma non fuori contesto (troia, puttanella, ti inculo a sangue ecc. ecc.). Si eccitò moltissimo nel vedere il mio orgasmo. Infine, in quanto figlia di mio padre, mi volle (secondo lui) umiliare con un’ultima sborrata in bocca. «Se potessi ti sborrerei nel culo» mi disse mentre mi veniva in bocca.

Da quella volta non sono più andata in quel posto, anche perché sono andata all’università.

Perché ho fatto questo racconto? Perché fare la escort è un po’ come fare car sex, ti droghi di adrenalina, non sai mai che ci sarà dall’altra parte, un conoscente, persino un parente.

Io non faccio la escort per comprarmi l’Iphone, lo faccio per pagarmi gli studi, per aiutare delle amiche in difficoltà e… si, lo faccio anche perché mi piace.

La scorsa settimana il Carma ha colpito due volte nei miei confronti. Prima al night club è venuto un mio ex compagno delle medie che noi chiamavamo in modo dispregiativo “il pesciarolo” perché il padre faceva il pescatore. Me l’ha fatta pagare per una notte intera. Poi domenica sera al night club capita Valerio, che continua ancora a litigare con mio padre. Aveva già scelto una ragazza con cui andare nel privé ma quando ha visto me ha cambiato idea e ha fatto il diavolo a quattro per venire con me di sopra. Ma forse lo racconterò un’altra volta.

francy.gulini@gmail.com

Su X: https://x.com/Francy9599791

Categorized in:

Racconti erotici,

Last Update: 1 Luglio 2025