Racconto scritto (molto in fretta) da Francy – Organizzare un incontro oppure avere un incontro occasionale in luoghi dove non è difficile “rimorchiare” un uomo è tutto sommato semplice, il difficile è sedurre un uomo che fino a poche ore prima nemmeno ci pensava di sodomizzare una transessuale o comunque una ragazzina passiva avviata verso la transessualità.

Le prime esperienze da adolescente sono letteralmente una “molla del desiderio”. Ad ogni nuova esperienza il desiderio aumenta e più ne fai, più ne vorresti fare. In poco tempo passi dal masturbare il tuo amico del cuore a cui hai confidato il tuo sentirti femmina, a fargli un pompino fino all’inevitabile sodomia consumata in un garage.

Così è semplice, come è semplice rimorchiare un uomo andando dove sai che troverai uomini che cercano “femmine” come te.

Avevo ancora 15 anni ma ero in piena esplosione della mia “femminilità”. Mentre i miei coetanei si masturbavano guardano film porno, io usavo qualsiasi cosa assomigliasse a un pene da infilarmi e farci su e giù fino all’orgasmo. Chi sapeva della mia femminilità, tre amici di lunga data, ne approfittava. Era un beneficio reciproco. Un pompino rubato, una sega, una sodomia vicino al fiume.

Eravamo arrivati alla fine del carnevale e quest’anno avevo deciso di travestirmi da suora sexy. Noleggiai un vestito da suora con lunghi spacchi laterali e comprai un paio di autoreggenti bianche. I miei amici erano tutti a casa mia per vestirsi con costumi che andavano dall’infermiera alla puttanona mentre mia madre pensava ai trucchi. Allegria e risate da pisciare addosso con le calze che non nascondevano le gambe pelose sei mei amici, muscolose e non certo naturalmente glabre come le mie. La meta era un locale nel ravennate dove facevano una festa in costume. I fidanzati più grandicelli di due amiche ci accompagnavano con le macchine. Uno di loro mi disse che ero davvero sexy e che se non ci fosse stata la sua fidanzata mi avrebbe scopata. Mia madre si era divertita a truccarmi davvero come si deve con un rossetto rosso vivo che rendeva le mie labbra più carnose.

Arrivammo nel locale abbastanza presto. Non era tanto pieno e la prima cosa che notammo era la presenza di molte donne rispetto al numero degli uomini. Tutte travestite benissimo da vari personaggi: Crudelia, Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e altri tutte in versione sexy. Davvero spettacolari. Di uomini travestiti invece ve n’erano pochissimi, uomini che aumentavano andando avanti nella serata.

Sinceramente eravamo un po’ delusi, ma avevamo pagato 30 euro a testa e di certo ormai saremmo rimasti lì.

Ballavo in mezzo alla pista flirtando con qualche uomo che faceva lo stupido quando vedo venire verso di me una faccia conosciuta. Leandro, importante fornitore di materiali per mio padre nonché suo amico di lunga data che spessissimo si fermava a mangiare a casa nostra. “Bellissimo vestito Francy” mi dice tra il serio e il faceto. Leandro è un bellissimo uomo. 50 anni, alto sul 1,90 muscoloso (non da palestra), quella barba che sembra incolta e invece è curatissima, occhi nerissimi, bocca carnosa. Bello veramente. “Cosa fai qui” gli chiedo molto stupidamente. “Cerco di rimorchiare qualche donna da portarmi a casa” mi risponde lui con una certa sincerità. “Beh, non avrai problemi a rimorchiare, poi ce ne sono parecchie” gli rispondo. Lui ride e se ne va. Sapevo che si era separato dalla moglie ma mi venne in mente solo dopo. “Chi era quello?” mi chiede subito la mia amica Flavia. “Un amico di mio padre” le rispondo. “Peccato, porca boia che maschio” mi dice lei. Eh si, proprio un bel maschio.

In quel momento in me scatta qualcosa. Gli uomini che mi ronzavano attorno non mi interessano più. Guardo Leandro andare verso il bar e vedo solo lui.

Gli vado dietro, al bar, però sto separata da lui da tre/quattro persone. Un uomo mi si avvicina subito per provarci. Non lo degno e ordino una coca e rum usando la mia consumazione. Leandro finalmente mi vede e fa un cenno al barista il quale mi restituisce la consumazione. “è offerto da quel signore laggiù” mi dice indicando Leandro. Sto per muovermi verso di lui quando l’uomo di prima mi blocca. È chiaramente ubriaco: “dove vai puttanella” mi dice spingendomi verso il bancone. Leandro vede tutta la scena e si catapulta mettendosi tra me e lui. Gli dice qualcosa, non so nemmeno cosa, so solo che quello gira i tacchi e se ne va.

Leandro si gira verso di me: “tutto bene?” mi chiede. “Insomma, ho avuto paura” gli rispondo. “Vieni con me, siediti che ti passa” mi dice indicando delle poltroncine in un angolo a una decina di metri. Mentre andiamo verso le poltroncine mi dice che non dovrei bere coca e rum, che non sono abbastanza grande.

Ci sediamo sulle poltroncine, uno di fianco all’altro. Come mi siedo lo spacco del mio vestito si apre completamente lasciando vedere la gamba con le autoreggenti bianche. “Non dovresti nemmeno essere in un locale come questo, meno che meno con un vestito così”. Leandro molto probabilmente sapeva della mia femminilità, mio padre non se ne vergognava. “Qui ci vengono solo gli uomini come me per rimorchiare qualche bella milf. In questo contesto tu sei miele per le api” mi dice con un tenore da rimprovero. “Io sono qui apposta” gli rispondo. Al momento Leandro rimane un po’ spiazzato dalla mia risposta. Poi torna a rimproverare. “Ok, ma hai visto quello di prima che ti ha spaventato? Quelli non scherzano mica, non sono ragazzini, con quelli non ci fai una pomiciata e via. Quelli vogliono altro”. Mi giro verso di lui lasciando volontariamente le gambe scoperte. “Perché secondo te io non posso dargli altro?” gli dico. “Pensi che non lo abbia mai fatto?” insisto. Leandro è sorpreso dalla mia risposta, ma è anche incuriosito. “Davvero lo hai fatto?” mi chiede. “Tu a 16 anni non avevi già fatto sesso?” ribatto. “Io sono femmina come le altre, solo che ho il pisello e un solo buco, che spesso le donne non danno” lo martello.

Leandro è visibilmente in difficoltà. La mia sincerità lo ha spiazzato. Bevo la mia coca e rum. C’è molto rum. Si gira verso di me. “Non mi devi confondere con un bacchettone, non lo sono. Tutt’altro. Volevo solo dire che se in un locale come questo ci metti un bocconcino come te tra tante api ti puoi beccare un calabrone” mi dice. “Bocconcino?” gli chiedo. “Si, bocconcino. Io so tutto di te, tuo padre me ne parla sempre e appena ti ho visto ho pensato subito che non fossi nel posto giusto. Qui femmine come te le apprezzano molto e con quel vestito, con queste gambe e quella malizia della tua età dire che sei un bocconcino è dire poco” mi dice mentre appoggia la mano sull’interno della mia coscia.  

“Anche tu apprezzi femine come me?” gli chiedo mentre apro un po’ più le gambe. “Ecco cosa intendo quando dico malizia della tua età. Io non sono mai stato con femmine con il pisello, ma tu mi attiri anche se cerco di non pensare a tuo padre” mi dice mentre la sua mano sale ancora un pochino. Sento che è il momento giusto. Appoggio la spalla allo schienale della poltroncina e allargo ancora le gambe. “Mio padre non saprà mai niente” gli dico mentre anche io gli metto una mano sulla coscia. Leandro prende coraggio e sale ancora tra le mie gambe fino a toccarmi proprio li, sopra le mutandine. Allungo la mano e sento il suo pene durissimo.

“Vieni con me” mi dice prendendomi per un braccio. Vedo che fa un cenno al barista. Aggiriamo il bar e lui va verso una porticina proprio dietro. La apre e mi fa entrare. Penso che sia una specie di magazzino. Mi spinge con una certa violenza contro il muro e mi bacia. La sua mano sale su per la coscia e mi tocca il culo. Poi cambia idea. Ci giriamo e lui si mette con le spalle contro il muro. “Inginocchiati” mi dice. Obbedisco mentre lui si slaccia i pantaloni e li abbassa insieme ai boxer. Ha un pene durissimo, circonciso con una capella a fungo bellissima. Lo prendo in bocca e comincio a fargli un pompino. Ci metto tutta me stessa. Gli massaggio la cappella con la lingua, la succhio e poi lo prendo tutto in bocca fino a che mi arriva in gola. “che pompino” mi dice mentre comincia a scoparmi in bocca tenendomi la testa. “Adesso ti sborro in bocca e tu bevi tutto da brava troia” mi dice. Mi prende la testa con tutte e due le mani e mi scopa in bocca ancora più forte fino a quando non sento il primo schizzo direttamente in gola. Sborra molto copiosamente mentre continua a pomparmi in bocca. “Bevi tutto” mi dice, ma non è facile. Sborra come un cavallo. Me ne cade un po’ sulle cosce. “Continua a leccare” mi dice. Il suo pene rimane durissimo.

“Adesso ti do quello che cercavi veramente” mi dice. Mi fa alzare e mi fa girare contro il muro. Mi sfila le mutandine e mi alza la gonna. “Piegati e allarga le gambe” mi dice “anche se hai il pisello una inculata è una inculata”. Sputa copiosamente sul mio buco e prima infila un dito poi due. Io ero sull’orlo di un orgasmo da prima e vengo con gemiti da vergognarsi. “Wow” mi dice mentre con le due dita continua l’opera di allargamento. “Allarga ancora di più le gambe” mi dice. Lo faccio e subito sento il suo pene spingere sul buco. Entra la cappella e mi strappa un grido. “Non era quello che volevi?” mi dice mentre lo spinge ancora più dentro. “Non mi hai sedotto per questo” continua mentre adesso comincia a pompare. “Si” gli dico. “Allarga le gambe cazzo che te lo metto dentro tutto” mi urla. Io allargo ancora le gambe mentre la mia testa sbatte sul muro a ogni pompata. Non è più una scopata, è una monta. Mentre mi scopa me ne dice di tutti i colori, da troia e puttanella. Dura tanto, poi all’improvviso lo sento rantolare e mi sento riempire di liquido caldo. “Ti sborro nel culo troietta” mi sussurra in un orecchio. Lo tira fuori e mi ordina di girarmi e mettermi in ginocchio. “Puliscilo con la lingua” mi dice. Lo faccio. “Cazzo, allora sei proprio troia. Ti va di venire a casa mia? Poi ti riaccompagno io a casa” mi dice. Mando un messaggio a tutti i miei amici e vado a casa sua.

Sono passati diversi anni da allora ma io e Leandro non abbiamo mai smesso di vederci. E ogni volta mi fa impazzire.

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Last Update: 29 Gennaio 2026