Mi chiamo Angel, proprio così nella formula neutra, ho 17 anni e sono gay. Non trans, non bisessuale, completamente gabro, minidotato e assolutamente passivo.
Se dovessi mettere un annuncio per cercare maschi con cui accoppiarmi sceglierei senza ombra di dubbia la formula scritta sopra.
In realtà è la mia vera presentazione alla quale potrei aggiungere “di bell’aspetto” e “corporatura magra” e ancora “1,70” di altezza, capelli moderatamente lunghi, “simpatico”.
Detesto i social media, vengo da una famiglia disgraziata tanto che i servizi sociali, in accordo con mia madre, a 14 anni mi hanno messo a studiare in un convitto maschile (è una storia lunga e complessa da spiegare). La mia salvezza dato che adoro studiare in particolare le materie classiche e umanistiche. Sogno di diventare professore di lettere magari in un liceo classico. Adoro scrivere e leggere. Tanto che ho deciso di raccontare questa mia esperienza perché molto simile a un racconto che ho letto sul blog di Simo (gentilissima).
Bene, ora provate a immaginare l’impatto che può avere l’introduzione di una componente omosessuale come me, evidentemente effeminato, in un contesto completamente maschile dove gli ormoni escono da ogni singolo poro della pelle.
Non sono entrato in convitto senza nessuna esperienza. Pochi mesi prima, appena finita la terza media, ero andato a lavorare nel bar di un circolo della mia città. Un modo per avere qualche soldo in tasca e aiutare mia madre. In quel luogo ho conosciuto Francesco, uomo maturo e sposato, che sin da subito ha iniziato a farmi la corte. Una sera si è offerto di portarmi a casa in macchina e ho accettato. Si è fermato nel parcheggio di una scuola, ci ha provato, io ci sono stato e gli ho fatto il mio primo pompino con tanto di sborrata in bocca e mezzo ingoio. Poche sere dopo, sempre in macchina, me lo ha messo dentro. La mia prima penetrazione. Il mio primo orgasmo durante una penetrazione. Mi ero innamorato di quell’uomo. Gli avrei fatto fare qualsiasi cosa. Per un paio di settimane ogni sera ci appartavamo in questo parcheggio e lui mi scopava, anche due o tre volte a sera. Adoravo farmi venire in bocca. Poi una sera ci hanno sorpreso i carabinieri così lui è finito denunciato per pedofilia e atti osceni in luogo pubblico, io dai servizi sociali e poi nel convitto.
Come ho detto, mettere qualcuno che lo prende in mezzo a tanti che lo infilerebbero anche in un buco nel muro, non è stata una idea brillante dei servizi sociali. Camere da sei letti, molta promiscuità e poca privacy. Nella camera con me tutti ragazzi della mia età.
I primi giorni sono passati senza particolari sussulti. Mi sono trovato subito bene nelle regole del convitto e nessuno mi ha infastidito. Tuttavia dopo qualche giorno ho avuto la netta impressione di essere entrato nel mirino di un gruppetto di ragazzi più grandi. Nessun segnale particolare, solo intuizione. Sensazioni.
Poi una sera la svolta. Mi ero appena addormentato, alle 10 di sera si spegne tutto e si chiudono le luci, quando mi sveglio di soprassalto perché mi sento prendere per le braccia. Non capisco subito cosa succede. Ma è un attimo. In due mi tengono per le braccia e uno di loro mi ha messo la mano sulla bocca. Qualcuno in camera si accorge che sta succedendo qualcosa ma uno di loro urla (ordina) di non accendere la luce. E così fanno.
Non so quanti sono. Uno di quelli che mi tiene le braccia mi dice di non fare resistenza o sarebbe peggio per me. Così faccio. Un altro mi sfila le mutande, mi allarga le gambe e con un dito mi penetra. Credo con lubrificante perché entra subito. È buio pesto quindi non riesco a vedere niente se non ombre. Mentre lui mi viene sopra quello di prima mi dice che se non urlo mi toglie la mano dalla bocca. Annuisco e così fa. Quello sopra di me sta cercando di mettermelo dentro, ma non trova il buco. «Ce la fai?» gli bisbiglia uno da dietro. «No cazzo, non lo trovo» gli risponde mentre sento che spinge attorno al mio buco. Improvvisamente ci prende. Non me lo mette dentro un po’ alla volta come andrebbe fatto, appena ne entra un po’ lui spinge di botto e me lo mette dentro tutto facendomi urlare di dolore. «Chiudigli la bocca cazzo» dice uno da dietro a quello che mi teneva la mano sulla bocca. «Questo aveva il culo già rotto, è entrato come un treno» dice quello che me lo aveva messo dentro mentre comincia a scoparmi con forza.
Quello che è alla mia destra mi lascia il braccio e mi appoggia l’uccello sulla bocca. La apro e lo faccio entrare. Subito comincia a scoparmi in bocca. Non vedo chi sono e subito ripenso a quel racconto che mi aveva tanto eccitato. Quello che mi sta scopando in bocca viene quasi subito mentre quello sopra di me continua a pompare durissimo. L’orgasmo in bocca provoca anche il mio orgasmo. Ingoio tutto. «Ragazzi che troia, lo ha bevuto tutto» dice quello che mi aveva scopato in bocca mentre io gemo forte sia per l’orgasmo che per le pompate che mi da quello sopra di me. «Non gli sborrare dentro che poi lo devo inculare io» dice uno da dietro a quello sopra di me. Così fa, lo tira fuori e mi viene sull’uccello e sui testicoli. Una sborrata caldissima e copiosa. La sento benissimo.
Adesso non mi tiene più nessuno per le braccia, quello sopra di me si toglie e lascia il posto ad un altro. Con le mani libere, prendo in mano il suo uccello e lo guido e subito me lo mette dentro. È molto grosso, più grosso di quello di prima e anche lui non va tanto per il sottile. Pompa molto forte e me lo mette dentro fino all’ultimo millimetro facendomi gemere di piacere ad ogni spinta.
Il primo che mi aveva scopato viene di fianco a me. «Puliscimelo» mi ordina appoggiando il cazzo bagnato di sperma sulle mie labbra. È ancora mezzo duro. Lo lecco poi lo prendo in bocca e diventa di nuovo duro. «Porca puttana che troia» dice. «Tu sei già venuto una volta, adesso lascia fare un pompino anche a me. Gli voglio sborrare in bocca» dice uno da dietro. Intanto quello sopra di me viene, mi viene dentro senza il rispetto per gli altri che aveva avuto il suo compare. E sborra tantissimo. Sento il suo sperma caldo riempirmi e poi colare giù per le natiche.
È una girandola, esce uno ne entra un altro mentre quello che me lo aveva messo in bocca mi sborra in gola tanto che per poco non mi ci strozzo. Adesso sopra di me c’è uno che peserà 100 Kg. Forse ho anche capito chi è. Però non è goffo. Me lo mette dentro al primo colpo.
Alla fine credo che ognuno di loro mi abbia scopato almeno una volta e che più o meno tutti mi siano venuti in bocca. Erano in quattro o al massimo cinque. Io ho avuto quattro orgasmi, l’ultimo davvero pazzesco.
Circa un’ora e mezzo di sesso di gruppo in una camera con altri tre ragazzini che non hanno mosso un dito, non hanno acceso la luce e che, magari, si sono masturbati nel sentire quello che facevamo. Una doccia di mezzanotte e poi a dormire con il pensiero che cuscino o lenzuola rivelassero quello che era successo.
La mattina dopo nessuno dei tre miei compagni di stanza osava chiedermi qualcosa, così ho rotto il ghiaccio io: «qualcosa da chiedermi?» ho chiesto. «Chi erano?» mi ha chiesto Marco. «Non lo so, non li ho visti. Credo gente del quinto» ho risposto. «A giudicare da quello che si sentiva sembrava che ti piacesse» dice ancora Marco. «Immagino che loro credessero di dovermi prendere di forza, invece non c’è stato bisogno. Si, mi è piaciuto moltissimo». Poi Alfredo: «quanti erano?» E io: «non lo so, quattro o cinque». Ancora Alfredo: «Ti hanno inculato tutti?». Io: «si, più di una volta». Alfredo: «Cazzo»… pausa «possiamo incularti anche noi?» e giù tutti a ridere. Quel pomeriggio io e Alfredo ci trovammo soli e facemmo sesso diverse volte.
Ben presto i misteriosi “stupratori” si manifestarono apertamente e, come pensavo, erano ragazzi del quinto che volevano sfogarsi. Con uno di loro, Matteo, ci feci sesso diverse volte. Ma quelli con cui facevo sesso più spesso erano i miei tre compagni di stanza, anche con tutti e tre insieme. Era una sorta di complicità che però subì un colpo mortale.
Dovevamo immaginare che le lenzuola sporche di sperma o prima o poi sarebbero state notate dalla lavanderia. Così un pomeriggio piovoso nel quale io Alfredo e Marco eravamo intenti a darci reciproco piacere entra nella stanza il custode/bidello/controllore: Tarcizio. Io ero alla Pecorina che stavo facendo un pompino a Marco mentre Alfredo mi stava montando da dietro. Non era mai successo che qualcuno fosse entrato nella nostra camera, era una delle poche libertà che ci venivano date, la privacy.
Tarcizio, un uomo sulla cinquantina che era un fascio di muscoli, entrò e chiuse la porta dietro di se mentre noi tre ci davamo una messa a posto. «Quindi è vero che fate sesso proibito» esordisce. «Manca il quarto, dov’è? Perché tu li prendi tutti e tre vero?» disse rivolto verso di me. «Non stiamo facendo niente di male e niente di proibito» gli dissi. «No, invece state facendo qualcosa di proibito perché se in tutte le camere facessero come fate voi questo sarebbe un casino» mi urlò in faccia. «E siccome la puttanella è una sola, con il direttore abbiamo deciso di separare la puttanella dal suo arem. Prepara la tua roba che ti spostiamo nell’ala degli ospiti che tanto è sempre deserta» disse rivolto a me.
E così mi ritrovai da solo in un’ala del convitto dove non c’era nessun altro. Certo, avevo la TV, un bagno tutto per me, un letto più grande, ma ero solo e mi mancava terribilmente il sesso, anzi, mi mancava moltissimo essere “la puttana” dei miei amici.
Era un sabato sera di tempo brutto, ma molto afoso, ero tornato dalla cena e mi ero messo subito comodo. Nudo con solo una larga camicia bianca a coprirmi. Sul letto a guardare la TV quando bussano alla porta. Istintivamente dico «avanti» senza nemmeno pensare alle mie condizioni. Si apre la porta ed entra il direttore. Cerco in qualche modo di coprirmi ma lui mi dice subito di non farlo, che vado benissimo così. Il direttore, un uomo ormai sulla sessantina, un po’ sovrappeso, alto sul metro e novanta ma curvo, una figura che mi ha sempre intimorito anche se si è sempre dimostrato educato e sensibile. Forse perché sembra sempre cupo.
«Ciao Angel, che bel nome che porti, volevo sapere come ti trovi qui in questa camera tutta per te» mi chiede il direttore. «La stanza è bellissima e mi ci trovo bene, ma mi mancano moltissimo i miei amici. Qui sono sempre solo» gli rispondo. «Ti mancano gli amici o ti manca fare sesso con loro?» mi chiede. Poi «non potevamo più lasciare che succedesse, le voci si allargavano troppo» conclude. «Mi manca tutto e, perché no, lo ammetto, mi manca anche fare sesso. Sono un adolescente e mi serve accoppiarmi» ribatto. «Che bel termine “accoppiarsi”» mi dice. «Lo preferisco a “fare sesso” o “scopare”. Accoppiarsi rende di più l’idea ed è meno volgare» gli rispondo.
Non sembra affatto in imbarazzo per il fatto che io abbia addosso solo una camicina bianca decisamente trasparente che non lascia niente alla immaginazione. Forse (sicuramente) sono molto più in imbarazzo io a dialogare con lui seduto sul letto praticamente nudo. Anzi, a quel punto si siede di fianco a me. Comincio a pensare che quel colloquio abbia un secondo fine. Nell’approccio mi ricorda molto Francesco, il mio primo uomo di cui ho parlato sopra. Fa domande imbarazzanti e molto dirette sul sesso. Oserei dire che è sfacciato (lo dico col senno di poi perché allora non ero così “scafato”).
Da qualche minuto la sua mano destra era appoggiata alla mia coscia e “strisciava” quasi impercettibile su e giù, sempre più su e sempre meno giù. Sempre con il senno di poi, con le sue domande e i suoi impercettibili movimenti mi stava eccitando entrandomi nel cervello. Mi stava già scopando il cervello, la forma più alta dell’accoppiamento che pochi uomini sanno davvero fare.
A un certo punto la sua mano era così in su che quasi involontariamente (o forse no) allargai le gambe come per fargli posto. Mi sfiorò appena il pene, poi si girò appena verso di me e questa volta con la mano sinistra salì deciso tra le mie gambe prendendomi testicoli e pene. Mi spinse sul letto, mi venne quasi sopra e le sue labbra si posarono sulle mie. Aprii la bocca e la sua lingua entrò a cercare la mia. Era la prima volta che baciavo un uomo. È incredibile come fino a quel momento nessuno dei maschi con cui mi ero accoppiato mi avesse baciato. Non ci avevo mai pensato.
«Hai una bocca fantastica» mi dice prima di tornare a baciarmi. Anche lui ha labbra molto morbide. Sono eccitatissimo. Lui se ne accorge e comincia a masturbarmi. Pochi secondi, davvero pochissimo, e ho un orgasmo. È la prima volta che un uomo mi masturba. Mi squaglio letteralmente. Lo tocco e sento che sotto i pantaloni il suo uccello è durissimo. «Spogliati ti prego» lo supplico. Lo voglio dentro di me. Lui si spoglia velocissimo. Lo guardo, è meno grasso di quello che credevo. Spalle larghe, muscoli di tutto rispetto e un uccello bellissimo, dritto come un fuso, della grandezza giusta. Lo prendo in bocca, solo un attimo… «fermati, voglio prenderti» mi dice. «Girati» ordina. Obbedisco malvolentieri, avrei preferito una bella missionaria così da poterlo baciare. Mi metto alla pecorina. Sento che sputa sul mio buco, poi infila un dito. Una mano mi tocca i testicoli e il pene mentre mi mette due dita dentro. «Lo hai piccolo ma è tosto» mi dice con voce eccitata. Sembra molto esperto. Mi viene dietro, sento il suo uccello spingere per entrare. Non è ancora abbastanza lubrificato. Sputa di nuovo sul mio buco. «Allarga di più le gambe» mi ordina. Le allargo più che posso e sento il suo uccello entrare dentro di me. Lo spinge lentamente, lo ritrae e poi spinge di nuovo. Me lo mette dentro un po’ alla volta. È eccitante da matti. Sento montare un nuovo orgasmo che arriva mentre lui con una spinta decisa me lo mette tutto dentro. Se ne accorge mentre comincia a pompare lentamente. «Sei venuto di nuovo? Proprio ti piace». Mugugno appena un si. Il suo uccello dentro di me mi sta facendo impazzire. Ora mi prende per i fianchi e comincia a spingere veramente forte. È incredibile il piacere che provo ad essere posseduto da quell’uomo. Dai suoi mugugni sento che anche lui sta per arrivare all’orgasmo. «Ti vengo dentro» mi dice mentre sento il caldo del suo sperma invadermi. Da sette o otto pompate molto decise. Ogni pompata una specie di grugnito. «Hai un culo fantastico» mi dice mentre lo tira fuori. Mi giro e glielo prendo in bocca. È bagnato di sperma. Comincio a pulirglielo con la lingua. «Fattelo dire senza offesa, ma sei una gran troia» mi dice mentre il suo sperma che era dentro di me comincia a colarmi giù per le cosce. «Adesso sono la tua troia» gli dico io. «Sai che potrei andare in galera per questo?» mi dice lui. «Hai la testa di un adulto, ma non hai ancora l’età legale per fare tutto questo» mi dice. «Beh, vorrà dire che sarà il nostro segreto» gli rispondo.
Continuammo ad accoppiarci per diversi mesi, poi il guardiano/custode mangiò la foglia e lui decise di interrompere. È ancora il direttore del convitto dove “abito” e chiude gli occhi se faccio venire qualcuno in camera mia. Ma posso dire con assoluta verità che nessuno dei ragazzi con cui mi accoppio mi fa provare quello che mi ha fatto provare lui.
Per chi volesse scambiare opinioni, fare domande o semplicemente intrattenersi con me, la mia email è: angel2007@blu.it vi prego solo di considerarmi persona senziente e non semplicemente oggetto sessuale
