Scritto da Alessandra – Mia madre era una donna bellissima, piena di gioia di vivere. Una vichinga danese, una donna aperta e disinibita che mi ha insegnato a non vergognarmi del mio corpo, a girare per casa nuda così come facevano lei e mio padre. Il cancro se l’è portata via in pochi mesi quando più avevo bisogno di lei, mentre diventavo signorina, nel mezzo della mia pubertà e di una esplosione di ormoni spaventosa.

La sua morte cambiò tutto, non solo perché a me e a mio padre è venuto a mancare un pilastro, ma anche perché ci è venuta a mancare colei che ci aveva aperto il mondo alla naturalezza dei corpi nudi e del sesso senza tabù.

Mio padre smise improvvisamente di girare nudo per casa, così come feci io. Ci rendevamo conto che senza mia madre non era più la stessa cosa. Io mi chiusi nel mio piccolo mondo da adolescente vogliosa e mio padre cominciò a passare da una storia all’altra.

Fu un uomo dell’età di mio padre che mi tolse la verginità e fu sempre lui che mi aprì alle pratiche sessuali più estreme. Come una nave scuola mi insegnò a fare il pompino perfetto, mi aprì la strada al sesso anale insegnandomi ad apprezzarlo forse più del sesso tradizionale. Mi fece partecipare a sesso di gruppo con altri uomini della sua età. Doppie penetrazioni, sesso BDSM, orgasmi di ogni tipo, sesso di ogni tipo. Non avevo ancora 18 anni ed ero una vera troia, schiava perché mi piaceva esserlo.

Nel frattempo mio padre continuava a scoparsi una donna dietro l’altra e finché era così non era nemmeno gelosa. Faceva la sua vita.

Fu quando ebbi l’impressione molto netta che si era messo in una relazione seria che cambiò improvvisamente tutto. La mia gelosia, la mia possessività esplosero.

Smisi di vedere tutti e mi piantai a casa. Dovevo impedire ad ogni costo che mio padre si mettesse seriamente con un’altra donna che non fosse mia madre.

Non eravamo più abituati a “vivere insieme” e così litigavamo in continuazione. Lui sapeva della mia “relazione” con quell’uomo molto più grande di me e cominciò ad attaccarmi per questo. Io rispondevo attaccandolo per le sue relazioni con ragazze della mia età. Era un litigio continuo. Ma io non schiodavo. Cominciai di nuovo a girare seminuda per casa per vedere la sua reazione e forse per provocarlo anche se in quel momento non me ne rendevo conto. Mi coprivo solo con una vestaglia trasparentissima.

Fin dal primo giorno mi resi subito conto del suo sguardo “indugiante”. D’altra parte ero la fotocopia di mia madre. Non poteva non rimanere colpito. Ma non mi diede soddisfazione, anzi, una mattina si presentò a colazione solo con i boxer dai quali traspariva una evidente erezione. Anche lui si accorse del mio sguardo indugiante. Ero come ipnotizzata da quel gonfiore sotto i boxer. Dall’apertura davanti si poteva benissimo vedere parte del suo membro nerboruto. Fu istintivo allungare la mano per toccarlo. Mio padre rimase sorpreso da quel mio movimento, tanto sorpreso che per un attimo mi lasciò fare ma poi bloccò la mia mano. Non disse niente. Non mi riprese. Bevve il suo caffè e andò al lavoro.

Non andai a scuola e passai tutta la giornata a ripensare alla sensazione che avevo provato nel toccare quel grosso pene durissimo. Mi masturbai una infinità di volte.

Non tornò a cena e pensai che si fosse arrabbiato con me. Ero in pensiero. Mi misi a guardare la TV in salotto. Lo volevo aspettare per chiederli scusa. Finalmente sentii la sua auto salire per il vialetto. Decisi di andargli incontro. Nemmeno mi resi conto che avevo addosso solo la vestaglietta trasparente. Entrò in casa e non feci in tempo a dire nulla, fece cadere in terra la borsa dei documenti di lavoro, mi prese per le braccia e mi spinse contro il muro.

«Vuoi davvero giocare con me? Ok giochiamo» mi disse prima di spingermi la lingua in bocca in un bacio che in men che non si dica mi fece bagnare come se mi avessero tirato un bicchiere d’acqua sulla vagina. Aveva la bocca impastata di whisky. Era chiaramente ubriaco. Le sue mani andarono subito a frugare li. Le sue dita si fecero largo ma non era la posizione giusta. Di peso mi portò sul divano. Ero stordita, in balia degli eventi. Mi baciò di nuovo mentre di prepotenza con una mano mi allargava le gambe. Lo assecondai allargando le gambe più che potevo. Un dito, due dita, tre dita in men che non si dica erano dentro di me.

Con la mano andai a cercare il suo pene. Da sopra i pantaloni potevo sentire che era durissimo. Lui smise di fare quello che faceva, si alzò e velocemente si sfilò pantaloni e boxer. Con una mano mi prese la testa e la spinse verso il suo pene. «Prendilo in bocca, vediamo se sei troia come penso tu sia» mi disse quasi per umiliarmi. Lo presi in bocca e comincia a fargli un pompino come meglio sapevo fare. «Bravissima, sei veramente brava. Continua, continua» mi disse mentre mi spingeva l’uccello fino in gola. La sua esplosione fu improvvisa. Non feci caso al suo irrigidimento. «Bevila tutta» mi ordinò mentre la sua sborra densissima e calda mi riempiva la bocca. Non riuscii a ingoiarla tutta. «Raccogli con la lingua» mi ordinò di nuovo. Così feci. Il suo pene era ancora durissimo. «Girati e mettiti in ginocchio sul divano» mi disse. Lo feci. Lui si mise dietro di me, mi allargò le gambe e me lo mise dentro di forza. «Sei bagnatissima» mi disse mente mi scopava alla pecorina sul divano come se mi stesse montando. «Sono sicuro che lo prendi anche nel culo». Non aspettò la mia risposta. Con le dita intrise del mio umore entrò dentro il mio buco posteriore, poi puntò l’uccello anche lui bagnato contro il mio buco e spinse forte. Entrò per un bel pezzo strappandomi un grido di dolore. Lui lo tirò appena indietro poi spinse di nuovo con forza mettendomelo tutto dentro. «Lo sapevo che lo prendevi anche nel culo. È entrato che è una meraviglia. Che troia la mia bambina». Mi montò per diversi minuti, in silenzio. A volte rallentava, altre mi montava di rabbia. Ebbi un orgasmo dietro l’altro. «Ti hanno mai sborrato nel culo senza preservativo?» mi chiese improvvisamente. «No, senza preservativo mai» risposi. «Ottimo perché adesso è quello che sto per fare, ti sborrerò nel culo e sarà l’ultima volta che lo faremo» mi disse. Pochi secondi dopo lo sentii venirmi dentro e riempirmi di sborra calda. Poi, una volta finito di venire quasi con disprezzo mi spinse via e se ne andò in camera sua lasciandomi li proprio come una puttana.

Quella notte non chiusi occhio, rividi il film di quanto successo fotogramma per fotogramma, decine e decine di volte. Nemmeno mio padre chiuse occhio, lo sentii girare per casa tutta la notte. Alle sei di mattina ero in cucina. Non credevo potesse alzarsi a quell’ora così ero vestita della mia sola vestaglietta trasparentissima. All’improvviso invece me lo ritrovo li, in piedi davanti alla macchina del caffè, in boxer come il giorno prima, sempre con una bella erezione in bella vista.

«Vedo che ancora hai voglia di giocare» mi dice alludendo alla mia nudità. «Non credevo di trovarti alzato così presto altrimenti mi sarei messa qualcosa addosso» gli risposi. «E poi non mi sembra che ieri sera tu abbia disdegnato il mio corpo». Lui sorseggia il caffè e poi… «no, in effetti bisognerebbe parlarne di quanto successo ieri sera». Concordo senza dubbio. «Ok, adesso dirai che eri ubriaco, che non sapevi cosa facevi, che mi ha trattato come una puttana perché avevi bevuto, bla bla bla» gli dico io. «No» risponde «sapevo esattamente quello che facevo, volevo umiliarti e farti capire che quello che fai è sbagliato che non è quello che tua madre avrebbe voluto sebbene di mentalità apertissima». Ecco, aveva toccato il tasto giusto. «Proprio di lei dovremmo parlare. Io non riesco a vederti con un’altra donna, preferisco darti io il piacere di cui un uomo come te ha bisogno. O non sono abbastanza troia?» gli dico di rabbia.

«Tu mi ricordi moltissimo tua madre, anche lei era sempre bagnata, anche lei era totalmente disinibita come te. E se proprio vuoi saperlo anche a lei davo della troia mentre facevamo sesso. A lei piaceva» mi dice con un tono di voce basso e calmo. «Anche a me piace» ribatto. «Si ma tu sei mia figlia cazzo, non sei lei. Non è sano fare sesso con la propria figlia» ribatte a sua volta. «Io non ho fatto sesso, ho fatto l’amore con te» rispondo. Lui rimane un attimo senza parole, poi… «cazzo, cazzo cazzo cazzo…» lo guardo con sguardo interrogativo. Lui viene verso di me e mi bacia, un bacio profondo, intensissimo. «Non riesco a non metterti le mani addosso» mi dice mentre la sua mano si infila in mezzo alle mie gambe. «Mi sento malissimo per questo ma proprio non riesco. Per quante donne ho girato non ho mai trovato una donna come tua madre, fino a ieri sera» mi sussurra. Io allargo le gambe e lo bacio.

Di peso mi porta nel suo letto. Si abbassa i boxer mettendo in mostra tutta la sua erezione e mi viene sopra. Io lo accolgo allargando le gambe e un secondo dopo il suo pene è dentro di me. Niente preliminari, è troppo eccitato. Non pensa nemmeno di chiedermi se prendo qualche anticoncezionale (che prendo), mi scopa e basta. Poche pompate a dire il vero, lo tira fuori un attimo prima di venire e mi sborra sulla pancia. Un secondo dopo la sua testa era in mezzo le mie gambe e la sua lingua tintinnava sul mio clitoride, esattamente dove doveva tintinnare. Sapeva quello che faceva. L’eccitazione era così tanta che ci misi pochi secondi ad avere un orgasmo. E mentre mi leccava le sue dita si aprivano sapientemente spazio nell’altro buco. Ebbi un secondo rumorosissimo orgasmo e subito dopo lui mi fece girare e mi mise alla pecorina. «Hai un corpo bellissimo» disse dopo minuti e minuti di silenzio. «Alza un po’ i fianchi» mi disse. Obbedii e subito sentii il suo pene entrare dentro il mio culetto. Questa volta fu molto più delicato, lo introdusse molto ma molto lentamente in una maniera estremamente eccitante con una spinta lentissima ma costante. Centimetro per centimetro fino a metterlo tutto dentro. Poi cominciò la monta, prima lenta poi sempre più animalesca. Urlavo di piacere. «Dio santo che culo che hai» ha detto in un raro momento in cui aveva fermato la monta. Poi giù di nuovo fino all’esplosione di piacere che mi ha riempita di sperma caldissima e che mi ha provocato un orgasmo indimenticabile.

«Sei come tua madre, anche le adorava il sesso anale» mi disse dopo essersi disteso soddisfatto sul letto. Mi misi di fianco a lui mentre sentivo il suo sperma che mi colava fuori dal culetto. Era ancora con una mezza erezione ed era sgocciolante di sperma così glielo presi in bocca per pulirlo quando in men che non si dica era di nuovo durissimo. «Anche nell’essere incontentabile sei come tua madre» mi disse mentre la sua mano si posava sulla mia testa accompagnando tutti i miei movimenti. Fu uno dei pompini più belli che avessi mai fatto.

Da allora ognuno di noi fa la sua vita ma le cose serie le facciamo in famiglia. Il sesso lo facciamo con gli altri, noi facciamo l’amore.

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Last Update: 6 Giugno 2024